03 aprile 2008

Los Roques

Ciao a tutti

A 2 mesi dal precedente post vi chiederete che fine abbiamo fatto e perché non abbiamo pubblicato più nulla. Beh, la pigrizia e l’assenza cronica di internet ci hanno un po’ tagliato le gambe…

Ma veniamo al dunque, perché mi prudono i polpastrelli e ho tante cose da raccontare.

Lasciata P.to La Cruz subito dopo l’avventura in Gran Sabana, Kudra e Nicolandra hanno messo la prua su Tortuga, dove eravamo già stati e dove siamo rimasti qualche altro giorno per godere appieno dei meravigliosi cayos Herradura e Tortuquillos.

A bordo di Kudra ci siamo sempre noi tre e…il mitico Fabio, che ancora una volta è riuscito a sganciarsi dagli impegni e si unito a noi.

Fatto il pieno di bagni e di sole ci apprestiamo alla “lunga” navigazione che ci porterà a Los Roques, una delle ultime meraviglie del mondo marino. 100 miglia facili, al gran lasco, che maciniamo in una quindicina di ore. Al mattino siamo in vista del “lato” sud, che lasciamo scorrere sopravento.


Los Roques è un arcipelago corallino molto esteso e variegato, decine di isole basse e da sogno e una vastissima zona non navigabile per i bassi fondali non cartografati.

Paradise…ma il pericolo è sempre in agguato, per navigare in sicurezza è necessario avere sempre il sole alto e possibilmente alle spalle, per capire dai colori dell’acqua dove sono i pericoli sommersi.

Poche altre miglia e comincia dunque il gioco degli allineamenti e della navigazione a vista.

Atterriamo nella parte sud ovest dell’arcipelago, a dos Mosquitos, ma una barra di corallo invisibile di un miglio ci taglia la strada e bisogna sperare che l’allineamento segnato sulle carte sia corretto per centrare i 20 metri di pass… bussola inchiodata sui 60°, prua su due palme spelacchiate, sole basso e in faccia, esattamente come non si dovrebbe fare…quindi proseguiamo fiduciosi e centriamo il passaggio…welcome to Los Roques!

Da questo momento in poi il tempo diventa una dimensione talmente approssimativa da essere dimenticato: l’unico punto fermo sarà la data di sbarco di Fabio (tra 5 giorni!) che deve volare da Camilla e dalla sua barca “Yemanja in blu”. Per il resto Los Roques sarà un capitolo della nostra vita che a dire il vero non si è ancora concluso.

Da dos Mosquitos in poi le giornate si susseguono, morbide come un materasso in lattice, tra albe e tramonti, piccole navigazioni, pranzi e cene da leccarsi i baffi, cambi pannolini, bagni, esplorazioni di reef, monitoraggio denti Greta, risate in compagnia e tanti tentativi di pesca…a vuoto.

La pesca a vuoto è una tecnica sofisticatissima che abbiamo affinato nel tempo. Consiste nel fare di tutto per pescare il nulla assoluto. Bisogna essere molto bravi, precisi nel preparare lenze ed esche, naturalmente ci vuole anche una buona dose di fortuna, perché pescare niente è difficilissimo!

Con poca modestia posso dire che nel tempo abbiamo acquisito una sensibilità tale da ritenerci ormai degli esperti. I record si sprecano, e i mesi passano senza che alcun pesce arrivi nel pozzetto di Kudra.

Ma torniamo a noi.

Lasciati i dos Mosquitos comincia la lunga serie di nomi esotici: Cayo de Agua, Carenero, Sarqui, Espequi, Noronquises, Crasui, Francisquis…

3 giorni qui, 4 la, poi un po’ più a nord, quindi qualche giorno a Gran Roques (l’unica abitata e con copertura telefoni, internet, supermercati…); e di nuovo a sud, poi a ovest ecc ecc…

E una volta viste tutte? Beh, non resta che ricominciare, perché è difficile stancarsi di questi posti.

A variare un po’ la routine di Kudra e Nicolandra ci pensa DamishaRidda, la barca di Patrizia e Guido, che Ale e Moni avevano conosciuto ancora in Italia e che avevano reincontrato non ricordo dove.

La flotta sale quindi a 3 barche, e aumentano in proporzione anche i pranzetti e gli spunti culinari da approfondire.

Solo l’aspetto culinario meriterebbe molti post! Non vi dico, tra pasta fresca, gnocchi, torte, pane, pizze, sformati, carpacci, sushi-sashimi, e quanto di più buono può venirvi in mente!!!

Ci viziamo e straviziamo: Simo, Moni e Patrizia che fanno a gara a chi consuma più gas!

Vediamo ora la giornata tipo di questa banda di barcaioli:

Sveglia: Kudra alle 7 con sirena da nebbia, resto del mondo…quando capita.

Colazione: verso le 8, ma le donne sono spesso a terra per lezione di Yogurt…oppps, Yoga.

Liberi tutti fino alle 12

Pranzo: in compagnia oppure ognuno per se ma…fornelli accesi, vino in frigo, aperitivi pronti in pozzetto

Opzione A (ognuno per se): pranzo leggero per agevolare il bagno pomeridiano

Opzione B (tutti insieme): pranzo medio/pesante, 3 portate, caffè, ammazzacaffè, lavatazzina e programmazione del menù serale

Dopopranzo: pennica sindacale per tutti (su Kudra solo se la contessa Alfonsina Gretoletti schianta prona almeno una mezzora)

Pomeriggio: liberi tutti con opzione esplorazione reef

Tramonto: aperitivo imperiale collettivo.

Cena: all-together-now dopo le 8 (Greta si stacca come un salvavita e concede serata libera) e riempimento stomaco della serie: fin che ce n’è, viva il re!

Dopocena: degustazione di rhum ed eventuale proiezione film (tra le tre barche abbiamo probabilmente oltre 400 films)

Potete ben capire che con una vita così intensa alle 10 siamo tutti con l’occhio pallato a mezz’asta sognando la branda…

La svolta nei ritmi di vita si è avuta quando abbiamo deciso di cambiare tecnica di pesca e di passare dal nulla al qualcosa… ore ed ore di interminabili riflessioni su quale esca, quanta lenza, probabilità di catturare le prede.

Sono quindi cominciate le uscite, mattutine e serali, a bordo di uno o due tender, finalizzate esclusivamente alla pesca.

E finalmente, dopo circa 30-40 litri di benza consumati per nulla, abbiamo capito che le esche erano troppo grosse. A questo punto Guido ha sfoderato una scatoletta con gli ami giusti. Abbiamo avuto allora i primi risultati: pochi piccoli infanti di pesciolini rossi…buonissimi!!!

Non mettetela sull’etico/sportivo, per favore. Eravamo in astinenza forzata da mesi e quindi anche un paio di piccoli di acciuga erano meglio che una legnata nelle gengive!!

Fatto sta che siamo riusciti anche a collezionare 8 pescetti (2 kingfish, 1 ricciola, 5 sconosciuti) in 2 soli giorni e a farceli fuori tutti in un solo pranzo: tutti crudi!!!


Pochi giorni fa invece ci siamo dovuti separare a malincuore da Guido e Patrizia, che hanno ripreso la loro navigazione verso ovest, e che ora saranno a Les Aves o alle ABC. Buon vento ragazzi, è stato un piacere conoscervi e stare un po’ con voi!!!

Per quanto ci riguarda siamo entrati in vera emergenza gas. Incubo! L’umore a bordo è subito sceso sotto le sentine e abbiamo dovuto prendere il problema di petto.

Abbiamo allora scoperto dopo mille ricerche che le nostre bombole Camping-gaz qui le possiamo anche buttare. Usano si lo stesso gas, ma in bombole ben diverse e non di facile reperibilità.

Ma proprio un paio di giorni fa un buon uomo ci ha venduto a caro prezzo una delle sue.

Meno male, perché non si può mica stare col forno spento più di 2 giorni, no?

Viva la panza piena e la cambusa stracolma!!

Matteo

14 febbraio 2008

Derecho derecho


I protagonisti

Sui sedili anteriori:
- il sottoscritto in qualità di pilota ufficiale “Kia off-road adventures”
- Ale: il navigatore. Dotato di cartografia palmare ha anche la funzione di agenzia viaggi e oratore di guide turistiche in real-time

Sui sedili posteriori le femmine:
-Simo: con funzione di madre, massaggiatrice del pilota e bodyguard n°1
-Moni: ufficiale di bordo con compiti amministrativo/contabili, massaggiatrice del navigatore e bodyguard n°2 ex-equo
-Greta: in qualità di figlia, merce di scambio con gli indios, attrazione turistica, sirena antinebbia, antifurto, ecc… naturalmente è scortata dalle bodyguard di cui sopra.

Ultima ma non ultima: Kia, il nostro cattivissimo fuoristrada no-limits, attrezzato per spedizioni oltre i confini del mondo.

Sbarcati in Venezuela con l’obiettivo ambizioso di aprire una nuova pista nella jungla, gli equipaggi di Kudra e Nicolandra organizzano una spedizione ai limiti del mondo conosciuto.

In una settimana che passerà alla storia come il Carnevale dei Gringos i nostri eroi, armati con i migliori equipaggiamenti (infradito, crocs, occhiali da sole) attraversano da nord a sud l’intero paese per raggiungere la remota Gran Sabana, un enorme altopiano su cui si ergono maestosi mattoni di roccia chiamati Tepui, ed esplorano ogni km di asfalto, terra, fango, ghiaccio.

Dal Giornale di Bordo

1° giorno:

lasciamo di buon ora P.to la Cruz a bordo di un autobus con destinazione ciudad Bolivar. 350 km di strada insignificante. È lunedì e tutto è chiuso per i festeggiamenti del Carnevale. Piazzati i bagagli alla posada Don Carlos (tipo B&B) nel centro storico (la città è stata capitale del Venezuela) girelliamo per le strade deserte ed il frequentato lungo fiume (l’Orinoco!).
Viene stabilito il contatto con la popolazione autoctona grazie alla Gretoletti che, con la bionda chioma al vento, richiama ed infiamma le donne di cui pullula la passeggiata.
Naturalmente nel frattempo proseguono le valutazioni del mezzo 4x4: per la nostra avventura extreme serve qualcosa di speciale. Hummer e trattori non reggono quando stressati dalle buche delle piste nella savana! Decidiamo quindi di scegliere il meglio sul mercato del fuoristrada professionale…

2° giorno:

siamo pronti per la seconda tappa di avvicinamento
La colazione a base di uova strapazzate nello strutto montato a neve nell’olio di balena ci permette performance notevoli e in men che non si dica un secondo autobus ci porta fino a P.to Ordaz, città di confine (si fa per dire) dove i filibustieri si incontrano con i commercianti di metalli preziosi. I fumaioli delle industrie di lavorazione del ferro ci distraggono dalle bellezze che ci circondano (superstrade, capannoni, palazzoni).
Grazie alla rete di informatori di Ale scopriamo finalmente dove trovare il mezzo 4x4. L’aeroporto. La contrattazione è veloce, il denaro è all’ultimo posto nei nostri pensieri (!??), i nostri occhi sono pieni dell’avventura che ci aspetta.
Dopo solo 2,65 ore saliamo a bordo di Kia, la nostra rossa!
Accendiamo il motore, innesto il 4x4, do gas e finalmente si parte in sgommata incontro al destino.
Usciamo dal traffico della città e prendiamo la strada che conduce verso sud, verso il vicino Brasile (700 km).
I chilometri scorrono veloci e la nostra rossa si inebria di velocità. 10…30…80…1100…12000. alla velocità della luce, ma stanchi dopo una gara di go-kart, arriviamo a Tumeremo, simpatico paesino in pieno festeggiamento del carnevale. La piazza Bolivar è gremita di bambini (numerosissimi qui in Venezuela) e di adulti.
Scendiamo dal 4x4x4x4, traffichiamo con spuntini, gelati, cambio pannolino e ad un certo punto chiudo l’ultima portiera, mi allontano pochi passi e quindi un neurone in controtendenza mi avverte che forse ho fatto la furbata: la nostra auto si chiude automaticamente dopo pochi secondi dalla chiusura portiere, e le chiavi sono dentro!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Scatta l’emergenza: Ale suggerisce di chiamare le forze dell’ordine. Attraversiamo quindi la piazza e ci presentiamo al posto di polizia.
“Alora, tenemos un problema. Il carro sta serrado. La ciaves sta nel carro. Puede aiutar?”
3 secondi netti e un poliziotto arriva con una gruccia (omino appendiabiti) in ferro.
L’operazione di scasso dell’auto ha del comico: a sostegno ed aiuto della pula arrivano infatti un sacco di personaggi dalle più svariate abilità manuali e chiavi pass-partout. Dopo svariati tentativi gli eroici poliziotti riescono ad aprire la portiera. Grandi!

Ringraziamo i nostri salvatori con un’adeguata fornitura di birra e ci avviamo al primo albergo con 2 stanze libere.
La notte scorre serena, tra la musica in strada e il traffico dell’incrocio su cui si affaccia la nostra finestra senza vetri.

3° giorno

Lasciato Tumeremo superiamo velocemente El Dorado, il Km0,

dove parte l’ultimo tratto di strada prima del Brasile. 350 km di paesaggi spettacolari, montagne imponenti e cascate, cascate, cascate…

Grande Ale che ha sempre capito l'idioma locale quando chiedavamo indicazioni difficilissime ai passanti. Spesso dicevano: "Derecho! Derecho!"
. non abbiamo mai sbagliato strada!

Poco dopo raggiungiamo finalmente la Gran Sabana. Saliamo fino ai 1000 m circa dell’altopiano e la vista si apre in uno spettacolo impressionante.
A perdita d’occhio le colline si snodano dolci una dopo l’altra. E la strada, dritta, le attraversa.

Oggi ci aspetta la grande prova. Aprire una pista che ci porti in una zona a 1400 metri circondata da 7 tepui.
Dopo aver fatto il pieno alla rossa (circa 70 centesimi d’euro), indossiamo le tute ignifughe, i caschi e i guanti da rally.
Un’ultimo spuntino per Greta, che con la bocca piena si lamenta molto meno delle buche e delle ore d’auto, quindi imbocchiamo la pista che ci porterà al villaggio indio di Kavanayen.

Kia si diverte sul terreno sconnesso e ci porta in sicurezza tra guadi, salti e ponti di corde.
70 km di sterrato nel cuore del Venezuela sono come 3 giorni non stop a mirabilandia. Un'esperienza unica, ma ci vuole una buona schiena e preparazione atletica. E noi siamo pronti a tutto!

Nel frattempo, nell’ombra, sui sedili posteriori della rossa si combatte una guerra parallela:

Greta Vs Simo&Moni.

La prima lanciata in pianti strappacapelli e frignite acuta, le altre impegnate anima e corpo ad inventare qualunque magia possa sedare l’uragano biondo.

3 ore e mezzo dopo giungiamo incolumi, ma senza udito, al villaggio. E’ il tramonto, il posto è da confini del mondo, la gente è sorridente e il ristorante è aperto!
Ci abbuffiamo come non mai, coccolati dal gestore del posto, dalla giovane moglie e dai sui 7 figli.
Sgranata imperiale!

4° giorno

In previsione di ore di trekking estremo e di discesa del Rio Aponguao fino alle cascata di Chinak meru (105 metri), anche oggi colazione abbondante. Un ultima passeggiata in paese e poi di nuovo culo incollato al sedile.
Vi propongo un estratto dalla scatola nera di Kia per farvi capire l’approccio professionale dei nostri prodi:
“Greta si sta addormentando…"

“Allora rallento un po’ e tutti zitti…”

“tu tummmmppp!”

“’azz…la buca…”

“UUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!”

“Vabbè, allora accelero, va là.”

Vvvrrrrrummmmmmmmmmm.

Grazie al sofisticato radar di bordo agli infraverdiscoloriti, possiamo viaggiare a circa 233 kn/h su qualunque terreno.
Così diceva la pubblicità. Però non spiegava cosa succede agli occupanti lanciati a 233 kn/h su una pista di motocross. Noi l'abbiamo scoperto.
A questo proposito ringrazio Simo Moni e naturalmente anche la baronessa Alfonsina Gretoletti che hanno resistito stoicamente a tutte le mie accelerate e ai derapage di potenza.

Per discendere il fiume fino alla grande cascata prendiamo a nolo barca e indio conduttore: le canoe sono quelle tipiche, lunghe e strette scavate da un tronco. Stiamo già assaporando il viaggio sulla canoa di 4000 anni fa ma la nostra guida ci porta inesorabilmente verso l’unica barca moderna. Scafo in alluminio e sedili in plastica. E’ un duro colpo, ma sopportiamo.

Di ritorno dalla spedizione, stanchi e soddisfatti del nuovo sentiero aperto a beneficio della comunità monatana, ci rifocilliamo con pollo al BBQ.

Ripartiamo sotto un cielo sempre più grigio e piovoso.
Altri 30 km di sterrato ai limiti della sopportazione di mezzo e uomini ed infine riprendiamo il nastro asfaltato. Prua a sud, l’avventura continua.
Raggiungiamo San Francisco al tramonto ed in serata facciamo un planning dettagliatissimo dei giorni seguenti.

5° giorno

Ci svegliamo sotto un cielo che non dà speranze: grigio e piovoso.
Ripreso il cammino verso sud ci avventuriamo alla scoperta di altre bellissime cascate.


Ma il dramma si sta consumando: Greta ha ormai raggiunto la saturazione da auto. Il livello di decibel è ormai così alto che pian piano cambiano le priorità dei nostri off-road-boyz:
“ci fermiamo qui a mangiare?”
“no, Greta dorme e non ci sono buche. Proseguiamo”
…
“mi tremano le mani dalla fame! Sono le 3 e mi scappa la pipì! Ci fermiamo? In questo bel ristorantino tipico?”
“Maaaaaaa. No. Greta è così sorridente ora che non possiamo non sfruttare il momento magico”
…
“UUUUUUUUUUUUUUUUUUUUEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!!”
“ora mi fermo”
“no, ormai è passato, andiamo al prossimo, tanto è tra soli 85 km”
Al tramonto siamo 300 km più a nord, nel vano tentativo di allontanarci dalle urla che vengono dal sedile posteriore.
Tornati al km 0, ovvero alle porte di El Dorado, decidiamo di fermarci per la notte. Entriamo quindi in paese. Facciamo un giro di ricognizione e rimaniamo un po’ perplessi di fronte alla quantità di sbarre, serrande, catene, lucchetti, guardie poste a protezione di tutti gli edifici. Ogni singola porta o finestra è protetta.

Anche le stanze dell’albergo sono chiuse, oltre che con la serratura, con catenaccio e lucchettone. All’unanimità decidiamo di ripartire nonostante la stanchezza e i timpani perforati, anzi cesellati da Greta.

Il caso ci riporta a Tumeremo, simpatico paesino….

6° giorno

Il gran consiglio è al completo. Il tempo sempre brutto e Greta sempre più provata dalla rossa ci fanno decidere per la fuga.

Capita l’antifona Kia si lancia sulla strada dritta: oggi arriveremo al punto di partenza: P.to Ordaz.
Con il solito giochetto di aspetta,rimanda,ora no,ora si, alle 3 del pomeriggio, con lo stomaco vuoto come un pozzo asciutto, ci fermiamo finalmente per un’ultima avventura estrema: mangiare 2 vassoi stracolmi di carne al BBQ e verdure. L’impresa ha dell’epico e dopo quasi un’ora, con le mascelle ormai spappolate, ci alziamo vincitori e felici.
Entrati in città cominciamo a seguire le indicazioni delle guide e dei passanti per trovare le poche posade disponibili.
Passano le mezzore e i km, ma di letti per dormire nemmeno l’ombra. 3 ore più tardi, stremati dalle code e dai semafori, spegniamo finalmente motore davanti all’hotel la Casona.
“Disponibili solo una suite-imperiale-emirates e una queen-suite-extra-large-full optional. Fanno cinquecentosessantamilamiliardi di bolivar. Interessa?”
“SI!”
Mettiamo finalmente a nanna la bimba ma, non avendo le forze per spostarci fino al ristorante, decidiamo di cenare in corridoio con rhum e acqua fredda.
La notte passa lentamente, tra musica da disco che arriva nonostante i quadrupli vetri antiproiettile della suite e il mal di testa inevitabile da rhum di dubbia qualità.

7° giorno

La fuga.

Lasciamo presto l’albergo per restituire presto l’auto e arrivare presto in barca per terminare PRESTO il concerto di Greta.
Alle 8.10 siamo al banco del Rent’a’car Orinoco.
Alle 11.40 stiamo ancora aspettando allo stesso banco.
Finalmente riusciamo a consegnare il potente mezzo da esplorazione e ci dirigiamo alla stazione bus.
Nonostante un bus sia in partenza per p.to la cruz in 15 minuti, prendiamo i biglietti per quello di un’ora dopo, che dovrebbe essere più bello e veloce.
Morale: il bus arriva in ritardo e con un buco così nel parabrezza. Partiamo poco convinti ed infatti il conducente non passa i 60 km/h. Inoltre ci obbliga a guardare film violenti tutto spari, ad alto volume. Doppio strazio.
100 km, 3 ore e 2,5 film dopo, fermi a San Felix in stazione, scappiamo dal bus e ci infiliamo in un taxi, su cui percorriamo velocemente gli ultimi 250 km che ci separano dalle amatissime barche.

La nostra morale:

1- per le grandi esplorazioni serve almeno un k-way

2- i tappi per orecchie anti bimba/bomba dovrebbe passarli la ASL

3- il capello biondo tira da matti!

Buon vento!!

Matteo

03 febbraio 2008

Le fatiche dei marinai

Ci siamo. Dopo 2 anni di permanenza nelle piccole Antille, siamo finalmente partiti per la seconda parte del nostro giro del mondo.
Salpata l'ancora a metà gennaio da Grenada contiamo di arrivare all’arcipelago di San Blas entro la fine di maggio.
Le miglia sono pochine, poco più di mille. Rimane quindi molto tempo per il relax e per qualche viaggio in terraferma.
In questo momento siamo a P.to La Cruz, in Venezuela, ed arriviamo da 2 settimane di isole deserte. Ecco una breve cronistoria:
Con grande emozione e aspettative altissime Kudra lascia Grenada con a bordo noi 3 e gli amici Fabio e Camilla (l’equipaggio che ha condotto Kudra l’anno scorso mentre Simo partoriva…) , mentre Ale e Moni sulla loro Nicolandra navigheranno al nostro fianco, per il piacere di stare in gruppo e per aumentare la sicurezza del viaggio (in Venezuela ogni tanto i pirati attaccano barche isolate).
Prontipartenzavia! Il 16 gennaio al tramonto salpiamo l’ancora con prua a sud ovest, destinazione Los Testigos, 3 isolette perse nel mar dei Caraibi dove arriviamo dopo una nottata tranquilla per il poco vento e il poco mare.
E lo spettacolo inizia. L’isola principale, l’unica ad offrire ormeggi sicuri, si rivela bellissima. Alta un centinaio di metri è ricoperta per una vasta area da sabbia. Una megaduna che passa da parte a parte l’isola e crea uno spettacolo incredibile.

Tra bagni, passeggiate e babysittering, troviamo anche il tempo per del sano baratto coi pescatori locali. 2 birre = 1 polpo; 1 pepsi, del cioccolato e poco altro = pesce per tutti!
E la storia si ripete. Al tramonto del 4° giorno alziamo nuovamente le vele e mettiamo prua a nord ovest, destinazione Blanquilla, piccola e bassa isola abitata da un distaccamento della GuardiaCostal e da qualche pescatore.


Al mattino, ormeggiate le barche nella baia principale, prendiamo contatto con la guardia costiera, rappresentata da un piccolo contingente piazzato nel mezzo del nulla dell’isola; ma solo il giorno successivo verranno a bordo per i controlli (si fa per dire…) e darci finalmente il “foglio di via” che servirà poi.
A questo punto cambiamo ormeggio e ci piazziamo sottovento l’isola, davanti a una serie di spiagge fantastiche.


Anche qui non ci resta che rilassarci e dedicarci all’esplorazione (subacquea) alle passeggiate e al cibo!
Eh si, perché sia su Kudra che su Nicolandra i fornelli sono sempre accesi e le menti prolifiche delle signore di bordo non smettono di nutrirci con prelibatezze!
Che vita faticosa! Non vi dico la forza di volontà che serve tutti i giorni per alzarsi da tavola e raggiungere l’ombra della palma in spiaggia…
Per non parlare dei pericoli di cui sono disseminate le isole: iguane, pellicani e…cactus! L’isola è talmente ricoperta di cactus che, nonostante le sofisticate e costosissime attrezzature da esplorazione di cui disponiamo, i nostri prodi tornano feriti terribilmente.


All’apice dello stress da navigatori in vacanza decidiamo dunque di lasciare l’isola in cerca di nuovi orizzonti.
Ci aspettano una sessantina di miglia, andatura al lasco, per raggiungere Tortuga; ancora poco il vento previsto.
E ora parte la confessione: Nicolandra (42 piedi) si sta dimostrando più veloce di Kudra (47 piedi…).
Si naviga con lo stesso passo ma quando ci vien voglia di mettere un po’ d’acqua fra le 2 barche non riusciamo a staccarci dalla rossa.
All’alba e ormai prossimi all’arrivo a Tortuga Nicolandra riesce a passarci. Scatta il tutto per tutto e, a 10 miglia dall’arrivo, alziamo spi nella leggera brezza mattutina.


E pian pianino li ripassiamo e giungiamo “primi” a Tortuga. Che fatica! Ci serviranno almeno 3-4 giorni fermi per recuperare le energie!
Non so bene come descrivere Tortuga. Vi dico solo che la mia reflex digitale non riesce a bilanciare il bianco della sabbia e le foto in automatico vengono sovraesposte!!


Il secondo giorno, stanchi morti per il movimento di mandibole a tavola decidiamo di cambiare ormeggio e ci spostiamo a Cayo Herradura, una anonima mezzaluna di sabbia bianca corallina contornata di reef e pesci colorati. ‘na schifezza!






Qui incontriamo una barca di amici, coppia giovane con 2 bimbi di cui 1 nato in barca (9 metri). Anche loro si stanno spostando pian pianino ad ovest.Sono tante le barche che seguono questa rotta, comoda e facile, saltellando tra le isole. Tuttavia poche sono quelle che si incontrano. Nelle baie difficilmente si sale oltre le 5-6 barche.

E meno male, dopo anni di Antille dove gli ormeggi disabitati sono l’eccezione!


Intanto i giorni sono trascorsi numerosi e ormai la partenza di Fabio e Camilla è prossima.
Ci apprestiamo dunque ad un’ultima navigazione che ci porterà a P.to La Cruz, dove li saluteremo.
Usciamo dall’ormeggio contornato di reef con la prima luce della luna calante; le condizioni meteo sono però troppo deboli e ci obbligano a 8 ore di motore e poca vela. Noia.
Si chiude con l’atterraggio a p.to La Cruz questa prima fase esplorativa.
Salutiamo gli amici in partenza e, ancora con gli occhi pieni dei blu dell’oceano, cominciamo ad organizzare l’esplorazione dell’interno, che si preannuncia densa di emozioni!
Inutile dire che dovremo smaltire le enormi fatiche dei giorni precedenti con cure di sonno, tuffi in piscina e BBQ!

Buon vento a tutti!!

Matteo

22 novembre 2007

Blog della barcalinga….

Dopo 20 durissimi, interminabili giorni di mammite acuta cronica posso dichiarare Alfonsina Gretoletti guarita dalla terribile malattia.

Varicella? Morbillo? Febbre da cavallo? Niente al confronto!!!!!!

La mammite acuta cronica è una patologia comune nei bambini sballottati tra Caraibi, Italia, case svariate e barche che consiste nell’appiccicume più totale della piccola peste che non vuole essere lasciata sola nemmeno un minuto dalla mammona con totale rifiuto del padre. Nei casi più gravi non sopporta neppure di essere toccata da alcun essere umano e mai e poi mai essere lasciata sola un istante nel letto o nel seggiolino……..

La malattia naturalmente evolve nella mamma che dopo una settimana comincia a sclerale e soprattutto sudare come una fontana al caldo dei trenta gradi caraibici!!!!

Ma da ieri finalmente il sorriso è tornato sulle facce della famigliola. La Greta non solo rimane tranquillamente tra le braccia di Matte ma ha anche fatto il suo primo bagno in mare in braccio a lui. Dorme come un angelo sia di giorno che di notte senza fare un lamento…Al primo segnale di sonno viene dolcemente scaricata nel suo lettuccio e si addormenta culo all’aria senza fare una piega…….

Cosa volere di più dalla vita???? Una fantastica baby sitter 24 hours per andarsene a cena fuori, a fare delle bellissime passeggiate sulla spiaggia mano nella mano al proprio fidanzato, bagni infiniti tra i coralli e libri, libri e libri che si consumano tra una pennica e l’altra dondolando sotto il sole.

Bhe…..non esageriamo….lavorare in fabbrica è decisamente più faticoso!!!!

Comunque le giornate passano sempre veloci tra un buco col trapano, un taglio col seghetto alternativo e due mani di vernice. Kudra ha finalmente una cabina armatoriale come si deve con bagno privato e armadio quattro stagioni (anche se qua ne basterebbe uno da stagione unica….) e soprattutto letto king size!!!!!

Generatore e dissalatore sono tornati a nuova vita e lavorano alla grande. La cucina nuova brilla di luce propria e il motore romba come un gatto che fa le fusa!!!

Insomma a parte la polvere di legno in ogni fessura della barca, le esalazioni di vernice, il pozzetto che farebbe invidia ad una segheria e gli attrezzi sparsi ovunque….ce la barcameniamo bene!!!!!

Baci a tutti e grazie alle mamme per i loro meravigliosi consigli per la guarigione di Greta e il sostegno morale!!!!!

Nella foto la Greta in piena malattia!

08 novembre 2007

Trinidad - Grenada

Arrivati in aereo a Trinidad una decina di giorni fa abbiamo subito iniziato i preparativi per lasciare l’isola e dirigerci verso la più bella Grenada.

Devo dire che sono stati giorni faticosi, tra cambio del fuso orario, caldo (per l’appunto) tropicale, lavori di riarmo e Greta che, un po’ spaesata, richiedeva tante attenzioni.

Finalmente giovedì mattina abbiamo lasciato il porto e trascorso qualche ora alla fonda in una baietta per poter pulire l’elica incrostata di denti di cane e preparare Kudra alla navigazione.

Trinidad-Grenada

Sono 80 miglia con rotta 353°, niente reef o isolette nel percorso ma tanto traffico di navone, pescherecci, cruise-ship ecc…

La meteo prevista per la notte ormai prossima è di 15 nodi da ESE che avrebbero girato a ENE l’indomani. Onda sui 2 metri scarsi.

Prevediamo quindi un traverso con vento leggero. Con carena sporca e ondina faremo fatica a stare oltre i 5,5nodi di media.

E sarebbe già festa! Si, perché l’incubo è di ritrovarci senza vento e dover smotorare per 15 ore…

Beh, tanto abbiamo pensato che alle 17 siamo in navigazione, alzata la randa mettiamo il naso fuori dalla punta e cominciamo ad assettare la barca.

Il vento si dichiara in un 10-15 nodi da ENE; spegniamo subito il motore con Kudra ben appoggiata alla murata sinistra e armata con 2/3 di genoa, trinchetta e tutta randa.

Ormai al buio ci prepariamo alla notte: cercheremo di far addormentare Greta in modo che al mattino (arrivo stimato) sia lei che Simona siano riposate per la giornata. Io mi vesto un po’ e indosso la cintura di sicurezza. Ora che “tengo famiglia” essere imbragato mi pesa meno…

Mi aspetta una notte stellatissima e con una bella brezza che fa correre Kudra sulle onde nervosette; provo il pilota automatico ma dopo un po’ un allarme segnala che non ce la fa a stare in rotta. Faccio qualche controllo e in effetti il timone è duro e l’onda probabilmente accentua la tendenza orziera della barca. Regolo diversamente le vele e ritrovo un centraggio migliore. Ora il pilota ce la fa quasi sempre, ma comunque me ne sto al timone a godermi la navigazione.

La prima con Kudra da più di 6 mesi!

Nel frattempo Greta miracolosamente dorme e Simo, provata dalla giornata, cerca di riposare qualche ora, senza mancare di darmi un apprezzatissimo cambio al timone un paio d’ore.

Nel pieno della notte la brezza rinforza di qualche nodo e Kudra, ormai completamente invelata e trimmata, di bolina larga, macina miglia su miglia a velocità estremamente variabili in funzione della corrente, che passa dai 3 nodi dal giardinetto ai 2 nodi contrari. Insomma il GPS viaggiava tra i 9 e mezzo e i …4,8… mentra la scia di Kudra si manteneva veloce e accendeva di luce l’acqua densa di plancton.

Nella giostra di luci di navi che si muovevano attorno a noi ad un certo punto ho cominciato a sentirmi un po’…come dire… schiacciato dalla presenza, vicina, di 3 lucette bianche una sull’altra.

Ma che sarà mai? Sarà mica un rimorchiatore con rispettivo rimorchio? Così doveva essere ma non riuscivo a scorgere più lontano alcun altro segnale luminoso che indicasse proprio il carico trainato.

Tanto ho fatto che mi son trovato, ancora nel dubbio, a dover cambiar rotta per evitare la nave.

Per non perdere troppa strada ho orzato fino alla bolina stretta e così Kudra a sfilato sopravvento le 3 luci bianche (a 100 metri); subito dopo il cambio di “illuminazione” ho finalmente potuto vedere il carico: a 300 metri dal rimorchiatore c’era una chiatta che sarà stata lunga almeno 150 metri e larga 40! Peggio di uno scoglio!

Bah! Passata l’adrenalina e rimessa la barca in rotta ed in andatura di bolina larga mi sono dunque concesso un budino al cioccolato. Che fatica ‘sti comandanti!

All’alba eccoci alla estrema punta sud occidentale di Grenada. Brava Kudra, sei stata veloce!

Ancora una paio di miglia ed infine l’ancora fa presa nella sabbia corallina di Grande Anse.

Simo (che aveva alla fine riposato poco e male) prende in mano la situazione (leggi: prende in mano Greta) e stoicamente si prepara alla giornata,

Io mi limito ad un riassetto minimale di Kudra e, dopo un caffettino, mi catapulto in branda!

E mi addormento con un sorriso.

Buon vento a tutti!

Matteo